- Racconto scritto durante la lezione di italiano -
Almeno una volta nella sua vita aveva pensato che sarebbe stato felice per sempre. Almeno quella volta in cui aveva avuto l’opportunità di guardare nei suoi occhi per un istante che gli era parso eterno.
Quando si svegliò e vide soltanto il cielo grigio che lo salutava dalla finestra, la sua disillusione toccò l’apice. Avrebbe tanto voluto poter rimanere a casa e cercare di riprodurre in qualche modo quegli occhi con carta e penna, ma il fastidioso rumore della sveglia insisteva per farlo uscire dalle sue fantasie. Con svogliatezza si vestì e si diresse, come sempre, verso l’ufficio.
Una volta entrato non salutò nessuno. Era ancora ipnotizzato dallo sguardo di lei, onirica presenza che non lo lasciò nemmeno per un istante. Giunta l’ora di tornarsene a casa, pioveva a dirotto. Senza ombrello, incurante dell’acqua ghiacciata che pareva volerlo scuotere, si diresse al primo bar all’angolo. E lì, per la prima volta durante l’arco della giornata, riuscì a vedere con chiarezza.
Lo sguardo di lei, il bellissimo sguardo di quella ragazza che - sembrava impossibile - lui aveva sognato quella notte. Senza indugiare la seguì appena e lei, con un sorriso in risposta all’espressione attonita che non si era accorto di avere dipinta in viso, uscì in fretta da quel locale.
E così lui la rincorreva, impassibile a tutto fuorché lei, mentre di corsa, sfuggevole, la preda scappava per le vie cittadine. E mentre i loro piedi disegnavano tracce intricate, sull’acqua sempre più nera al calare della notte, instancabile lei attraversò la strada.
Lui la seguì.
E solo allora, improvvisamente, quando il buio più nero lo avvolse e il bianco più splendente lo accecò, capì la verità su di lei. La verità sulla Morte.
lunedì 11 maggio 2009
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